Da marzo, un titolo ben noto è finito sotto i riflettori. Ma non per le solite ragioni. Mentre il mondo dell’aperitivo resta familiare, quello della finanza racconta un’altra storia. Una storia fatta di attese, giudizi sospesi, e qualche speranza moderata. Dietro ai numeri, ci sono mosse strategiche e nuove sfide. E un messaggio inaspettato ha cambiato il tono della conversazione. Chi guarda oltre il bicchiere, inizia a vedere contorni diversi. E non tutto, stavolta, è rosso brillante.
Certe mattine in Borsa sono come l’attimo in cui il ghiaccio tocca il bicchiere: all’apparenza tranquille, ma sotto la superficie qualcosa si muove. C’è chi sperava in una fiammata, chi temeva un raffreddamento, e chi si è limitato a restare a bordo, senza sporgersi troppo. Tra marzo e giugno 2025, le azioni Campari non hanno regalato colpi di scena, ma neanche segnali di resa. Gli analisti hanno preso posizione, i dati hanno raccontato, ma l’impressione è quella di una lunga attesa.
La nuova guida al timone ha acceso i riflettori su uno scenario in evoluzione. Gli scossoni non sono mancati: tra dazi, bilanci e nuove parole d’ordine, il contesto non è rimasto immobile. E proprio da lì parte il racconto che inizia a delineare il 2025 come qualcosa di diverso. Non peggiore, non migliore. Solo più incerto, e forse, per questo, più interessante.
Il giudizio degli analisti e il bivio delle aspettative
Le opinioni degli analisti sulle azioni Campari si sono distribuite come le carte di un mazzo mescolato con cura. Nessuno ha sbattuto il pugno sul tavolo, ma neppure si è levata una standing ovation. Il consenso rimane “Hold”, una via di mezzo tra il lasciar correre e il prendere posizione. Banca Akros e Berenberg hanno mostrato un moderato entusiasmo, rivedendo i propri target in positivo e suggerendo un’eventuale crescita. Dall’altra parte, colossi come UBS, RBC e Deutsche Bank si sono mantenuti su posizioni più fredde, limitandosi a piccoli ritocchi sopra l’attuale quotazione di mercato.
Il prezzo obiettivo medio indicato dai principali analisti oscilla tra €6,85 e €7,04, lasciando intravedere un possibile rialzo del 13–16% rispetto ai €6,12 di inizio luglio. Numeri che non fanno gridare al miracolo, ma che lasciano uno spiraglio a chi cerca stabilità con un pizzico di ambizione. Il fatto che questa stima provenga da un ventaglio di 21–27 analisti sottolinea una visione condivisa, ma non unanime.
Al centro di questo scenario resta la percezione di un’azienda solida, ma che deve affrontare un crocevia importante. Il nuovo AD, Simon Hunt, ha preso il microfono in un momento delicato, consapevole che la narrativa andava ricalibrata. Una nuova voce, certo, ma con un copione ancora da scrivere. Gli investitori lo sanno, e per ora restano in ascolto, attenti a non lasciarsi trasportare solo dai numeri.
Dazi, trimestrale e la scommessa su un anno di passaggio
Il 2025 si è aperto con una dichiarazione che non è passata inosservata: Campari sarà in transizione. Questo, più che un titolo, è un avvertimento. Il 1° trimestre ha subito confermato quanto annunciato, con un calo organico del fatturato del −4,2%, mitigato solo da acquisizioni e variazioni valutarie che portano il totale a +0,3%. Tradotto: le vendite non decollano, ma l’impalcatura regge. L’EBIT adjusted è sceso a €136 milioni, con un margine al 20,4%, mentre l’EBITDA adjusted tocca i €174 milioni.
A gravare, però, è soprattutto la pressione esterna. Gli Stati Uniti hanno alzato i dazi al 25% su prodotti provenienti da Europa, Canada e Messico, incidendo per circa €90-100 milioni. Una cifra che impatta direttamente sui margini e obbliga l’azienda a rivedere le proprie strategie commerciali. Eppure, da parte del gruppo, non manca una certa fiducia nella possibilità di assorbire il colpo grazie a leve già attivate: controllo dei costi, premiumizzazione dei marchi, espansione nei mercati chiave.
Il rapporto debito netto/EBITDA, ora a 3,4×, mostra una leva in aumento rispetto al 3,2× di fine 2024. Ma anche questo viene letto in chiave di investimento, non di allarme. La strategia Campari è chiara: attraversare questo anno senza perdere terreno, guardando al futuro più che al presente. Il tempo dirà se questa lettura prudente si rivelerà lungimirante o eccessivamente conservativa. Intanto, resta una narrazione interessante, fatta di ostacoli e possibilità, che tiene viva l’attenzione sul titolo.